
..e Volo senza peso
in questo dipinto Notturno
disegnato con colori disciolti
da mani scomposte e pennelli viziati
Lasciata in volo fra le Stelle
da Angeli che han posato le Ali
sulle punte dei loro Fuochi
attendevo Me
e la rinascita di un nuovo Sole
Livida è la tela su cui ho posato gli occhi
Sguscia dalle penombre dove si odono parole
tessute su lingue assetate di ricordi rubati
Abisso dipinto dal tuo Casto scintillio
Lasci che m'avvolgano la solitudine
e le sue parole fatte di pietra di sale
e filamenti di ciglia umide
Mi chiedi d'esser Musa..
Secca ..Indolente e senza Veli
per riavvolgerti lentamente nella Nenia
che hai lasciato fra le mani a dipingerti di Terra
..senza esitar Resurrezione del Dolore
strimpelli la tua Corda di Seta
posandola sui miei Fogli di pelle..
soffocati da pennelli di Cera
..restando qui..Unica Superstite
di ore Colate

-Runa-
testo pubblicato su MC per il tema settimanale "Ho dipinto la Notte"

pubblico con immenso Onore questa privata recensione che mi è stata donata dal Grande Cuore della mia Dolce Musa
"Nella poesia di Runa la metafora della tela-dipinto notturno allude a vari livelli di significato: *sul piano letterale, l'ambientazione surreale del cielo oltre la terra, abitato da angeli.. ..diventa il regno ideale della solitudine di un'anima.. ...di un'anima che affida alla poesia-tela-dipinto... *la rivelazione di se stessa...nella consapevolezza che...altri non possono condividere segreti che non i non-luoghi delle penombre,....gli angeli del cielo, asserviti a custodire i tesori incompresi ..e la notte stessa, dominatrice del notturno celeste. *Dove altrove potrebbero continuare a vivere i "ricordi rubati", la "nenia" e.. ...e le "parole fatte di pietra di sale" se non ...nel regno dell'arte sospesa nel vuoto di un'eterna temporalità, avulsa dal contingente? La poetessa-pittrice dei segni dell'anima....., resasi testimone di se stessa,.. unica "superstite" di cio' che resta del colare delle ore, attinge il suo pennello nella sostanza della *propria solitudine.. Cosi' la pelle che detta legge è essa stessa un foglio... , ma la tela è livida e la Musa è diventata secca, indolente e senza veli... *Potrà il tempo concedere ancora di sostenere un dolore senza frutti? *La Musa-pittrice accetta si' il destino del volo verso il quale è indirizzata dagli angeli alati del bene, ma resta il dubbio se mai...il senso delle cose debba essere attraversato dalla costanza del dolore e dalla sua ineluttabilità.. "L'invisibile presenza-assenza .. è la matrice nascosta della condizione di solitudine.. estromessa dal contesto vivente essa permane nella memoria dell'anima oramai tramutatosi nel referente interiore della propria ideale felicità perduta. I pennelli di cera dipingono se stessa, che incide la tela di cio' che già esiste nello specchio dei sogni perduti. by M.
[non c'è tempo che non abbia radici..e non ci son radici.. che non vengono nutrite dal dolore..]
-RUNA-
Dunque il dipinto è un fatto, come la poesia scritta con le parole..